Ci sono due tipi di persone: quelle che accendono le luci con l'interruttore e quelle che hanno passato anni a costruire un sistema domotico che le accende da solo, misura i consumi, gestisce i condizionatori, manda notifiche su Telegram, scansiona tag NFC sul comodino e — come se non bastasse — sa già che sei uscito di casa prima ancora che tu te ne accorga.

Spoiler: io sono il secondo tipo.

Benvenuto nella mia domotica con Home Assistant — il software open source che, una volta che ci entri dentro, è impossibile smettere di espandere. Un po' come i romanzi di Lee Child: finisci uno e sei già a comprare il successivo.


Home Assistant: molto più di "un'app per luci"

Partiamo da zero, perché non voglio dare nulla per scontato.

Home Assistant è un sistema domotico open source che gira localmente — nella tua casa, sul tuo hardware — e consente di integrare e controllare migliaia di dispositivi di marche diverse attraverso una singola interfaccia. Parlano lingue diverse? Non importa: Z-Wave, Zigbee, Thread, Matter, Bluetooth, Wi-Fi, IR, RF. Home Assistant conosce tutti i dialetti.

Ma la vera differenza rispetto ad Alexa, Google Home, SmartThings, ecc. e qualsiasi soluzione "packaged" che si trova in commercio è una sola: i tuoi dati restano a casa tua. Nessun cloud. Nessun abbonamento mensile che raddoppia di prezzo ogni anno. Nessuna azienda terza che decide domani mattina di "deprecare" il tuo dispositivo perché non è più nei suoi piani aziendali[^Un fenomeno tristemente noto come "enshittification" dei servizi tech — sistematicamente verificabile guardando la storia di Nest, SmartThings, Wink Hub e molti altri hub domotici che hanno smesso di funzionare dopo acquisizioni o chiusure aziendali.].

Home Assistant

Il problema di affidarsi al cloud altrui

Sarò diretto: affidare la gestione della propria casa smart a una piattaforma cloud di terze parti, nel 2026, è come lasciare le chiavi di casa a uno sconosciuto che ti ha promesso "ci penso io". Può funzionare. Probabilmente funzionerà per anni. Ma il giorno in cui decide di cambiare le regole del gioco — o peggio, di chiudere il servizio — sei punto e a capo.

Con Home Assistant, invece, il server è a casa mia, gira su hardware mio e non dipende da nessuna connessione esterna per funzionare, eccetto la connessione internet domestica [^Ok, nel mio caso utilizzo anche un tunnel cloudflare per pubblicare HA e per altri "accrocchi" particolari, ma NON è obbligatorio.]. Se un'azienda decide di abbandonare il protocollo X, la community di HA ha già rilasciato un'integrazione alternativa nel giro di pochi giorni.

📝
Home Assistant è distribuito sotto licenza Apache 2.0. Il repository principale è su GitHub: github.com/home-assistant/core. La community conta oltre 3 milioni di installazioni attive e centinaia di contributori volontari.

La mia odissea (cercata da me): da CasaOS al Raspberry Pi 5

Non sono arrivato a questa configurazione in modo lineare. Ho seguito la via del masochismo tecnologico: una migrazione alla volta, imparando qualcosa di nuovo ad ogni passaggio.

Capitolo 1: CasaOS — il "fidanzamento" innocente

Tutto è iniziato con CasaOS[^NB: Il progetto è stato soppiantato interamente da ZimaOS.], il sistema operativo sviluppato da IceWhale che mi aveva colpito per la semplicità dell'interfaccia e la facilità di installazione dei container Docker. Home Assistant girava lì sopra come un'applicazione tra le tante. Funzionava. Non perfettamente, ma funzionava.

Home Assistant

Il problema? La sensazione costante di avere uno strato di astrazione di troppo tra me e la macchina. CasaOS è pensato per chi vuole comodità "plug and play", ma io — come avrete capito — non sono esattamente quel tipo di persona. Se una cosa è semplice... mi stanca, dopo un po'.

Capitolo 2: ZimaOS — la "storia seria"

Il passo successivo è stato ZimaOS, sempre sviluppato da IceWhale, questa volta il sistema operativo nativo per le ZimaBoard. Rispetto a CasaOS è decisamente più maturo come ecosistema NAS/homelab. Home Assistant ci girava meglio, ma la vera svolta era ancora lontana, perché non cambia poi molto, è solo più maturo.

Home Assistant

ZimaOS, inoltre, è un perfetto modo per iniziare ad evolversi. È un sistema operativo ottimo, che fa passi da gigante e che funziona in modo semplice e banale, anche per i meno smanettoni.

Capitolo 3: Proxmox — il "matrimonio" con la virtualizzazione

Qui le cose si sono fatte serie. Ho spostato Home Assistant OS su una VM Proxmox — la famigerata VM 107 sul mio Beelink ME mini N150 — e per un bel po' quella è stata la mia configurazione di punta. Proxmox offre un controllo granulare spaventoso: snapshot, backup, risorse isolate per ogni VM/LXC. HAOS girava in modo stabile e performante.

Ma avevo un problema strutturale: il Beelink ME mini era già carico di altri LXC e VM — Cloudflare tunnel, Node-RED, MinIO, IT-Tools, demo Ghost, ecc. Condividere risorse con la domotica casalinga non era l'ideale. E poi c'era la questione dei dongle USB: gestirli in passthrough su Proxmox è possibile, ma non sempre elegante quanto dovrebbe e quanto piacerebbe a me.

Capitolo 4: Raspberry Pi 5 — il "lieto fine" (per ora)

La soluzione definitiva è arrivata con l'acquisto di un Raspberry Pi 5 adornato da uno sfavillante case Pironman 5 NVMe, con NVMe da 500GB collegato. Oggi, l'installazione di Home Assistant OS sul Raspberry è la mia configurazione principale e attiva, raggiungibile via url pubblicato tramite cloudflare.

Home Assistant

Hardware dedicato, consumi ridicolmente bassi e — soprattutto — la possibilità di collegare fisicamente tutti i dongle USB necessari senza condividere risorse con altri servizi. Missione compiuta.

PS: So già che qualcuno dirà "è un case da tamarro!". Lo so, avete ragione, ma funziona divinamente! I led si possono disattivare totalmente, inoltre in HA si può integrare una dashboard dedicata, con un sacco di info utili.

Home Assistant

Cosa occorre per iniziare con Home Assistant?

Per avere un'installazione il più semplice possibile, se non avete TrueNAS, ZimaOS, Proxmox, ecc. vi basterà poco:

  1. Un semplice Raspberry 4 o 5;
  2. Una micro SD;
    1. Sarebbe meglio un NVME (non in questo periodo), ma in quel caso vi occorre anche un adattatore NVME per Raspberry, a meno che non compriate un case che lo fornisce (come il mio case Pironman)

Facoltati, ma consigliati:

  1. Un alimentatore per Raspberry
  2. Un case per Raspberry e, se volete, questo è il mio

Infine scaricate Raspberry Pi Imager e installate HAOS sulla microSD.


L'hardware: il Raspberry Pi 5 e il suo zoo di dongle USB

Se vedeste il retro del mio Raspberry Pi 5, probabilmente pensereste che stia eseguendo esperimenti di chirurgia su una piovra di silicio. Ci sono quattro dongle USB collegati, ognuno con un ruolo preciso e insostituibile:

DONGLE PROTOCOLLO RUOLO
Aeotec Z-Stick 7 (ZWA010, serie 700) Z-Wave Plus V2 Controller Z-Wave principale
Aeotec Zi-Stick Zigbee (ZHA) Controller Zigbee principale
Sonoff ZBDongle-E (antenna SMA esterna) Thread RCP Router Thread per rete Matter
TP-Link UB500 Plus Bluetooth 5.3 Bluetooth aggiuntivo per portata superiore
M5Stack Atom Lite ESP32 Proxy Bluetooth Proxy Bluetooth per portare il segnale al piano inferiore

Perché cinque dongle? Perché la domotica moderna parla molte lingue e un sistema serio deve saperle ascoltare tutte.
Z-Wave per i dispositivi che richiedono portata e penetrazione attraverso i muri[^Z-Wave opera a 868 MHz in Europa, una frequenza con migliore penetrazione rispetto a Zigbee o Wi-Fi a 2.4 GHz. Ideale per ambienti con muri spessi. Specifiche complete su: z-wave.com]; Zigbee per la gran parte dei sensori e degli attuatori; Thread per l'ecosistema Matter in crescita; Bluetooth per i dispositivi SwitchBot e altri gadget BLE che altrimenti sarebbero isolati e, infine, il Bluetooth proxy per espandere il segnale al piano inferiore.

Il Sonoff ZBDongle-E merita una menzione speciale: flashato con firmware Thread RCP (Radio Co-Processor), non si comporta da controller Zigbee, ma da router Thread dedicato. Ogni dispositivo Matter/Thread in casa ha così un nodo di rete affidabile su cui appoggiarsi, indipendente dall'hub principale.


Il parco dispositivi: quello che vive in Home Assistant

Dopo anni di acquisti attentamente ponderati — e dico "attentamente" perché ho imparato a mie spese cosa significa comprare un dispositivo incompatibile — ho costruito un ecosistema che conta oltre 70 entità attive integrate in HAOS. La mia regola d'oro è semplice quanto inflessibile: prima di acquistare qualsiasi dispositivo, verifico che esista un'integrazione nativa o supportata dalla community per Home Assistant. Non compro mai alla cieca. Mai.

Riepilogo un bel po' di esempi (e non sono neppure tutti)... 😅

Categoria Dispositivo Protocollo
Climatizzazione Sensibo x 2 (soggiorno + camera da letto) Wi-Fi / IR
Luci Govee H607C Floor Lamp + Light Bars + LED Strip studio + TV + Mobile TV + Esterno Wi-Fi / Zigbee
Sicurezza base Aqara Hub M2 + Aqara M3 + Camera Hub G3 + Sensori porte/finestre + Sensori di vibrazione + Camere Aqara G100 + Camere Aqara E1 + Sensori Sonoff SNZB-04P Zigbee / Thread / Matter
Telecamere esterne EZVIZ C8C (PTZ con audio) + Altre camere Wi-Fi
Temperatura / Umidità Sensibo x 2 + Sonoff SNZB-02P x 2 (soggiorno + camera) Zigbee
Presenza Meross Sensore di Presenza Matter over Thread MS605 Matter / Thread
Energia Shelly Pug S Gen 3 x 8 + Shelly Power Strip 4 Gen4 Wi-Fi / BLE
Pulsanti fisici Aqara Wireless Mini Switch x2 + Sonoff SNZB-01M x2 Zigbee
Automazione fisica SwitchBot Bot x 2 BLE
Entertainment Apple TV + Xbox Series X AirPlay / IP
NFC Tag (sparsi per casa) + Tag Pitaka (cover Pitaka per S26 Ultra) NFC

Ad esempio, manca il mio robot aspirapolvere/lavapavimenti, perché VOGLIO sostiturlo, vista la cocente delusione, ma un dettaglio che amo citare: ha completato 302 sessioni di pulizia per un totale di 8.190 m² di superficie pulita. Lo so con precisione millimetrica perché Home Assistant tiene il conto di tutto, in tempo reale. Altro che "quante volte ha pulito? Boh.".


Le automazioni: quando la casa "pensa" da sola

Avere così tanti dispositivi integrati sarebbe uno spreco colossale senza automazioni intelligenti. Ne ho costruite 19 attive (più diverse disattivate, che attivo se e quando mi occorrono) nel tempo, ognuna con uno scopo preciso. Alcune semplici, altre decisamente meno.

Le automazioni quotidiane che non vedo più (perché funzionano)

Luce esterna al tramonto / Spegni all'alba — Home Assistant monitora l'orario del tramonto in tempo reale, basandosi sulla posizione geografica. La luce esterna si accende e si spegne da sola, 365 giorni l'anno. Zero intervento manuale.

Studio: accensione luci SE rilevata presenza — Il sensore di presenza MS605 monitora lo studio con rilevamento multi-zona. Se rileva presenza e le luci sono spente (o l'illuminazione è comunque sotto una soglia accettabile, decisa da me), le accende automaticamente, ma solo dopo 7 secondi di verifica continua. Questo evita falsi positivi: se passo davanti senza sedermi alla scrivania, non succede nulla. Un dettaglio piccolo che fa una differenza enorme nella qualità percepita dell'automazione.

Home Assistant

Gestione climatizzatori Sensibo — Due automazioni dedicate: una per la camera da letto (gestione notturna) e una per il soggiorno (gestione diurna). Entrambe si basano sulla temperatura rilevata dai rispettivi sensori Zigbee e si attivano/disattivano autonomamente. D'estate non tocco un telecomando. Non solo. L'automazione e la gestione sono esageratamente evolute e si basano sulla mia presenza in casa, sull'orario, sulla temperatura (percepita), ecc. Infine, solo di giorno, ricevo un messaggio su Telegram o notifica su app HA, quando viene compiuta una operazione.

Spegni caricatore S26 Ultra al 90% — Tramite Smart Plug (queste sono alcune e queste sono altre) monitorata e integrazione con il Samsung Galaxy S26 Ultra, Home Assistant stacca automaticamente la corrente al caricatore quando la batteria raggiunge il 90%. Perché caricare al 100% ogni notte logora le batterie LiPo nel tempo[^È scientificamente documentato che mantenere una batteria LiPo costantemente al 100% accelera la degradazione degli elettrodi. La finestra ottimale per la longevità è tra il 20% e l'80-90%. Fonte: Battery University — batteryuniversity.com].

Buona Notte via NFC — Sul comodino c'è un tag NFC. Quando lo avvicino al telefono, parte il Buona-Notte-Evolution_Script: luci a zero in tutta la casa, condizionatori in modalità notturna, dispositivi silenziosi, ecc. Un tocco e tutto si sistema. Elegante, no?

Scripts: quando un'automazione da sola non basta

SmartWorking e Stop_Working attivano e disattivano una configurazione specifica per il lavoro da casa: monitor, luci e dispositivi audio si assestano sulla configurazione giusta con un singolo trigger. Poi ci sono i due script dedicati alla disattivazione intelligente dei caricatori — uno per l'S26 Ultra e uno per l'iPhone — perché, come da filosofia consolidata, "se si può automatizzare, si automatizza".

📝
La documentazione ufficiale sulle automazioni di Home Assistant è disponibile su: home-assistant.io/docs/automation. I template Jinja2 consentono condizioni e logiche complesse praticamente illimitate — e la curva di apprendimento vale ogni minuto investito.

Efficienza energetica: i numeri veri, non le promesse di marketing

Uno degli argomenti che preferisco quando si parla di domotica casalinga è l'efficienza energetica. Home Assistant ha un vantaggio competitivo enorme su questo fronte: può girare su hardware minuscolo con consumi irrisori. Grazie alle Smart Plug Shelly collegate ad ogni apparato, monitoro tutto in tempo reale. Questi sono i numeri reali, misurati:

DispositivoConsumo misuratoNote
Raspberry Pi 5 (HAOS attivo)~6 WCase Pironman 5 + NVMe inclusi
Beelink ME mini N150 (Proxmox)~13 WCon 4 NVMe e tutti i servizi attivi
ZimaBoard 2 1664 (ZimaOS)~11 WCon Jellyfin + qBittorrent attivi

Il Raspberry Pi 5, con tutto il software di domotica attivo, i quattro dongle USB collegati e il NVMe in lettura/scrittura continua,consuma circa 6 Watt. Sei. Per avere una casa smart completamente funzionante, 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.

Annualizzando: 6W × 24h × 365gg ≈ 52 kWh/anno. Al prezzo medio attuale dell'energia elettrica in Italia, stiamo parlando di meno di 20 euro l'anno di consumo per l'intero hub domotico. Un abbonamento mensile ad Alexa Plus costa più di così. Molto di più.

📝
Le alternative hardware per installare Home Assistant OS sono molteplici: Raspberry Pi 4/5, Odroid, VM su Proxmox, Intel NUC, TrueNAS Scale e anche ZimaOS. Guida ufficiale: home-assistant.io/installation

La community: il vero superpotere di Home Assistant

Se l'efficienza energetica è il vantaggio pratico più visibile, la community è il vero differenziatore strategico rispetto a qualsiasi competitor commerciale. E quando dico "community", intendo qualcosa di stratosfericamente più vivo e attivo di quello che ci si aspetterebbe da un progetto open source.

Il progetto conta milioni di installazioni attive[^Secondo i dati del sondaggio annuale di Home Assistant, le installazioni attive hanno superato i 3 milioni nel mondo nel 2024. Dettagli: home-assistant.io — 2023 Year in Review], migliaia di contributori al codice principale e un ecosistema di integrazioni senza eguali. Esiste un dispositivo che vuoi integrare? Con ogni probabilità qualcuno l'ha già fatto e l'integrazione è disponibile su HACS (Home Assistant Community Store) — il gestore di integrazioni non ufficiali, installabile come add-on, con centinaia di integrazioni attivamente mantenute dalla community.

Nel mio caso, alcune integrazioni non sarebbero possibili senza questo ecosistema: il controllo del Deebot T30S Combo via integrazione ECOVACS, la gestione dei Sensibo per i climatizzatori e — la mia preferita in assoluto — il monitoraggio del blog Ghost direttamente dalla dashboard di HA. Sì: so quanti post ho pubblicato, quante bozze ho in sospeso, quante query DNS ha bloccato NextDNS oggi e quando è avvenuto l'ultimo backup automatico. Tutto in Home Assistant, tutto in un unico posto. Tutto in una interfaccia grafica che mi sono costruito e ho adattato nel tempo.

La community rilascia aggiornamenti con una cadenza che fa impallidire qualsiasi software commerciale. La versione attuale? Home Assistant 2026.6.0. Aggiornamenti mensili, con nuove funzionalità, miglioramenti alle integrazioni esistenti e correzioni di sicurezza. Gratis. Per sempre.


Android e Home Assistant: una simbiosi inaspettata

C'è un motivo in più — forse inaspettato — per cui sono passato ad Android dopo anni nel giardino recintato di Apple. Ne ho parlato in dettaglio nella mia recensione del Samsung Galaxy S26 Ultra, ma vale la pena citarlo anche qui: la gestione del background delle applicazioni.

Home Assistant

Su Android, l'app Home Assistant Companion può girare in background con una continuità e una precisione che iOS non riesce a garantire con la stessa affidabilità, a causa delle sue politiche restrittive sul background refresh. Il risultato pratico? Il device tracker del mio telefono aggiorna la posizione con una latenza di pochi secondi. Quando esco di casa, Home Assistant lo sa in tempo reale. Quando rientro, idem.

Questo non è un dettaglio secondario: la presenza o assenza del telefono è il trigger principale per buona parte delle mie automazioni. Le luci esterne si accendono al tramonto e hanno intensità maggiore se sono fuori casa. Il monitor e il PC dello studio si spengono automaticamente. I condizionatori entrano in modalità eco. Tutto dipende dal fatto che HA sappia con precisione dove mi trovo — e Android glielo permette senza compromessi, senza workaround e senza preghiere.


Perché continuo ad aggiungere dispositivi (e non smetterò mai)

A questo punto vi starete chiedendo: "Quando ti fermi?" La risposta onesta è: mai del tutto.

La domotica fatta bene non è un progetto con una data di fine. È un processo evolutivo. Ogni nuovo dispositivo apre possibilità di automazione che prima non esistevano. Ogni sensore aggiunto porta un layer di consapevolezza in più su quello che succede in casa.

Quello che mi piace di più di questo approccio è la libertà assoluta di scelta. Se domani un produttore chiude o cambia le API, posso migrare su un'alternativa senza perdere anni di configurazione. Se esce un nuovo protocollo, basta aggiungere un dongle. Se voglio integrare qualcosa di apparentemente assurdo — tipo il monitoraggio del toner della stampante Samsung, i kWh consumati dalla asciugatrice o l'orario esatto del prossimo tramonto — Home Assistant ha già un'integrazione pronta, testata dalla community e gratuita.

Il mio ecosistema ha raggiunto una maturità che mi soddisfa parecchio, ma so già cosa arriverà dopo. E nel frattempo la casa funziona. Le luci si accendono. I condizionatori si gestiscono da soli. Il robot aspira i pavimenti — 302 sessioni di pulizia e 8.190 m² totali puliti, se vi interessano i numeri esatti. E io posso concentrarmi su altro. Tipo decidere quale nuovo romanzo crime leggere.

Alla prossima!