Scena tipica. Pagina 240 di un romanzo di John Grisham, oppure minuto 18 di un episodio di Michael Connelly trasposto su schermo.

Un avvocato cammina avanti e indietro davanti a una porta chiusa.
Dentro quella stanza si sta decidendo il destino del suo cliente.
Lui non può entrare.
Il cliente non può entrare.
Nessun giudice in toga, nessun martelletto, nessuna telecamera.
Solo un procuratore, una pila di documenti e un gruppo di cittadini qualunque seduti attorno a un tavolo.
Poi la porta si apre. Una parola: indicted.

E lì, di solito, parte la musica. Perché quella parola - incriminato - cambia tutto. Non significa "colpevole", ma significa che il treno è partito e da quel momento la vita dell'imputato diventa un inferno fatto di avvocati, cauzioni e titoli di giornale.

Quella stanza misteriosa, a cui nessuno della difesa può accedere, è il grand jury. Il gran giurì. Ed è probabilmente l'istituzione più fraintesa, più "oscura" e più affascinante dell'intero sistema giudiziario americano. Dopo aver affrontato il tema del procuratore generale, avevo promesso che avrei affrontato il pezzo che viene prima del processo. Il momento in cui l'accusa decide se accusare.

Fatevi comodi, perché qui c'è da mettere ordine in un bel po' di confusione. A partire dai tre personaggi che in ogni legal thriller compaiono sempre e che quasi nessuno (da questa parte dell'oceano) sa distinguere davvero.

Grand Jury

Il malinteso europeo: accusare non vuol dire condannare

Partiamo dall'equivoco di fondo, quello che ci frega tutti. Per noi europei "essere incriminati" suona già come una mezza condanna. In USA non è così. Ed è una distinzione fondamentale.

Il sistema americano separa in modo netto due momenti che il nostro cervello tende a fondere: decidere se c'è abbastanza materiale per accusare qualcuno e decidere se quel qualcuno è colpevole. Sono due fasi distinte, con due organi distinti, due standard di prova diversi e - sorpresa - due tipi di giuria completamente diversi[^Negli Stati Uniti esistono due tipi di giuria: il grand jury (giuria d'accusa), che decide se incriminare e il petit jury o trial jury (giuria di giudizio), che decide se condannare al processo vero e proprio. Fonte: United States Courts – Types of Juries].

Il grand jury sta all'inizio. È il filtro. Decide soltanto se l'accusa ha in mano abbastanza per trascinare una persona davanti a un giudice. Non stabilisce la colpevolezza, non emette condanne e - dettaglio importante - non lavora "oltre ogni ragionevole dubbio", ma con un'asticella molto, molto più bassa. Ne parlo tra poco, perché è il cuore della faccenda.

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Nota per chi viene dal diritto italiano
Da noi questa funzione la svolge in larga parte il GIP/GUP e la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero. È un magistrato togato, uno che ha studiato per anni, a fare da filtro. In USA, almeno per i reati federali gravi, quel filtro lo gestiscono persone comuni estratte a sorte. Stessa funzione, filosofia opposta.

Cos'è il grand jury: il buttafuori della giustizia USA

Se devo spiegarlo come lo spiegherei a un bambino: il grand jury è il buttafuori della discoteca chiamata "processo". Non decide se sei una brava o una cattiva persona. Decide soltanto se hai i requisiti per entrare. Se il buttafuori ti fa passare, sei "dentro" (incriminato). Quello che succede dentro il locale - assoluzione o condanna - è un altro paio di maniche: è affare della giuria popolare al processo vero e proprio.

L'istituzione ha radici antichissime: nasce nell'Inghilterra medievale, viene esportata nelle colonie e finisce dritta nella Costituzione americana. Il Quinto Emendamento è esplicito: nessuno può essere chiamato a rispondere di un reato grave (capital, or otherwise infamous crime) se non su incriminazione di un grand jury[^Il Quinto Emendamento della Costituzione USA prevede che per i reati federali gravi l'accusa debba passare obbligatoriamente da un grand jury. Fonte: Legal Information Institute, Cornell – Grand Jury]. Una garanzia pensata per proteggere il cittadino dal potere arbitrario dello Stato: prima di rovinarti la vita con un processo, qualcuno deve dire che vale la pena.

Grand Jury

Porte chiuse, niente giudice, niente difesa

Qui arriva la parte che a noi sembra fantascienza, o forse un romanzo distopico. Il grand jury lavora in totale segretezza e funziona in un modo che ribalta tutto quello che immaginiamo per "aula di tribunale".

Non c'è un giudice che presiede. Non c'è l'avvocato difensore. Non c'è l'imputato a difendersi (di norma nemmeno è presente). Non c'è il contraddittorio, non ci sono controinterrogatori, non c'è nessuno che dall'altra parte dica "obiezione!". C'è il procuratore, che porta le prove e i testimoni che ritiene utili, guida i giurati e - di fatto - è l'unico professionista del diritto nella stanza[^Le regole di funzionamento dei grand jury federali sono fissate dalla *Federal Rule of Criminal Procedure 6*, che disciplina segretezza, composizione e procedure. Fonte: Cornell – Federal Rules of Criminal Procedure, Rule 6].

Grand Jury
Credits: blog.fentress.com

La segretezza non è un capriccio. Serve a proteggere l'indagine (se sapessi di essere indagato, potresti fuggire o distruggere prove), a proteggere i testimoni e - non meno importante - a proteggere la reputazione di chi alla fine non verrà incriminato. Perché sì, succede anche quello, ma molto meno spesso di quanto pensiate.

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Consiglio non richiesto (come sempre)
Se volete vedere il grand jury "in azione" nella finzione, fate una scorpacciata di "Law & Order", la serie madre di ogni legal-poliziesco americano. L'incriminazione del gran giurì è un passaggio ricorrente, citato in continuazione. E se preferite il taglio avvocatesco, "Avvocato di difesa" (The Lincoln Lawyer) e "Bosch" vi danno il contorno perfetto: le indagini che alimentano proprio quella stanza chiusa.

Probable cause: l'asticella bassa (e il famoso "panino al prosciutto")

Ed eccoci al punto che fa storcere il naso a ogni giurista europeo. Lo standard di prova del grand jury non è "oltre ogni ragionevole dubbio". Quello è lo standard del processo, della giuria che decide la condanna. Qui basta la probable cause: un fondato motivo, una ragionevole probabilità che il reato sia stato commesso e che l'indagato c'entri qualcosa.

È un'asticella bassa. Talmente bassa che il giudice Sol Wachtler, ex presidente della Corte d'Appello di New York, coniò la frase più citata di sempre sull'argomento: un procuratore abile potrebbe convincere un grand jury a incriminare perfino "un panino al prosciutto"[^La celebre frase "a grand jury would indict a ham sandwich" è attribuita a Sol Wachtler, ex Chief Judge della Corte d'Appello di New York, in un'intervista del 1985. È diventata l'emblema di quanto sia sbilanciato a favore dell'accusa il procedimento. Fonte: The New York Times – New York's Top Judge...]. La battuta è feroce, ma fotografa una realtà: dato che nella stanza c'è solo l'accusa a parlare, il tasso di incriminazione è altissimo.

Quanto altissimo? In ambito federale i grand jury restituiscono un'incriminazione nella stragrande maggioranza dei casi: i "no" sono statisticamente delle mosche bianche. La difesa non è lì a controbattere, ricordate? Difficile perdere una partita quando l'avversario non è nemmeno sceso in campo.

Come ci si entra, quanto dura, cosa può fare

Vediamo i numeri, perché qui la confusione regna sovrana. Parlo del modello federale, che è il più standardizzato (i singoli Stati hanno regole proprie, a volte molto diverse).

I giurati del gran giurì vengono estratti a sorte dagli stessi elenchi da cui si pesca per la giuria di processo: registri elettorali, archivi delle patenti. Niente elezioni, niente concorsi, niente requisiti speciali: cittadinanza, maggiore età e un pizzico di sfortuna nel sorteggio. Un grand jury federale è composto da 16 a 23 persone e per votare un'incriminazione (true bill) ne servono almeno 12 d'accordo[^Un grand jury federale conta da 16 a 23 giurati e per emettere un'incriminazione (*indictment* o *true bill*) servono almeno 12 voti favorevoli. Se i voti non bastano, si ha un *no bill*. Fonte: United States Courts – Handbook for Federal Grand Jurors].

Grand Jury
Jury Summons Letter

Il mandato è lungo e questa è una differenza enorme rispetto alla giuria di processo: un grand jury federale ordinario resta in carica fino a 18 mesi, prorogabili in certi casi fino a 36. Non sta chiuso in una stanza giorno e notte, intendiamoci, ma si riunisce periodicamente (spesso pochi giorni al mese) per esaminare i casi che il procuratore gli sottopone in quel periodo. È un impegno a tempo parziale che dura più di un anno, mica le due settimane scarse di un processo.

E i poteri? Qui il grand jury smette di essere un timbro passivo e diventa una macchina investigativa. Può emettere subpoena[*Subpoena è un'espressione di origine latina, usata nel diritto anglosassone, per designare il diritto di un organismo statuale (in genere un giudice) di costringere la testimonianza di un teste o la produzione di elementi di prova con l'avviso che il mancato rispetto comporterà una sanzione.], cioè ordini coercitivi per obbligare una persona a testimoniare (subpoena ad testificandum) o per costringere chiunque a consegnare documenti, registri, dati (subpoena duces tecum)[^Il grand jury dispone di ampi poteri investigativi: può obbligare i testimoni a comparire e a deporre e può ordinare la produzione di documenti tramite *subpoena*. È uno strumento d'indagine, non solo di accusa. Fonte: U.S. Department of Justice – Justice Manual, Grand Jury]. È il motivo per cui, nelle grandi inchieste su corruzione, criminalità organizzata o reati finanziari, il grand jury è l'arma preferita dei procuratori: gli permette di scavare a fondo, sotto la copertura del segreto, prima ancora di accusare formalmente qualcuno.

Per fissare le differenze, ecco il confronto secco tra le due giurie americane, quella che spesso viene fatta a fette dalla confusione mediatica:

CaratteristicaGrand Jury (giuria d'accusa)Trial/Petit Jury (giuria di processo)
A cosa serveDecide se incriminareDecide se condannare
Componenti16-23 (federale)6-12 (tipicamente 12 nei penali)
Standard di provaProbable cause (basso)Oltre ogni ragionevole dubbio (alto)
È pubblico?No, segretoSì, processo pubblico
C'è il giudice?No
C'è la difesa?No
Durata mandatoFino a 18 mesi (prorogabili)Il singolo processo
EsitoTrue bill / No billColpevole / Non colpevole

I tre pilastri spiegati a un bambino

Bene, provo a fare chiarezza: procuratore distrettuale, procuratore generale e grand jury. Tre nomi che in ogni romanzo, film o serie TV vengono buttati lì come se tutti dovessero capirli al volo e che invece generano una confusione mostruosa. Li metto in fila come se dovessi spiegarli a un bambino, partendo da un'unica immagine.

Immagina la giustizia penale come una squadra di calcio dell'accusa contro la difesa. In questa squadra ci sono ruoli diversi.

Grand Jury

Il procuratore distrettuale (District Attorney) e i suoi "vice"

Il District Attorney (DA), il procuratore distrettuale, è l'attaccante che vedi sempre in campo. È quello che nei romanzi sta in aula, che fa gli interrogatori, che porta i casi davanti al grand jury e poi al processo. Lavora a livello di contea (county) e si occupa dei reati previsti dalle leggi del suo Stato: omicidi, rapine, droga, tutto ciò che è "comune".

La cosa che spiazza l'europeo medio: nella stragrande maggioranza degli Stati il DA viene eletto dai cittadini della contea, di solito con un mandato di quattro anni[^Nella maggior parte degli Stati USA il procuratore distrettuale (District Attorney) è una carica elettiva, scelta direttamente dai cittadini della contea, generalmente con mandato quadriennale. È quindi anche una figura politica. Fonte: Ballotpedia – District attorney]. Esatto: è una figura politica. Fa campagna elettorale, promette "tolleranza zero" o "riforma della giustizia" e può essere mandato a casa dagli elettori. Questo spiega perché nei legal thriller il DA è spesso ossessionato dai casi mediatici: una bella condanna eccellente vale voti, un flop clamoroso vale la disoccupazione.

Ma il DA da solo non può seguire migliaia di fascicoli. Ecco quindi i famosi "vice", sempre presenti in ogni storia: gli Assistant District Attorney (ADA), o Deputy DA a seconda dello Stato. Sono procuratori a tutti gli effetti, ma non vengono eletti: sono assunti e nominati dal DA, sono i suoi "soldati" in aula. Sono loro, nove volte su dieci, gli avversari di Mickey Haller o i colleghi di Harry Bosch. Il DA è l'allenatore-stella che mette la faccia, gli ADA sono la squadra che gioca le partite di tutti i giorni.

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Consiglio non richiesto #2: e qui ci metto Suits
Lo so, "Suits" è una serie sugli avvocati d'affari coi completi da diecimila dollari, mica un legal-poliziesco classico. Ma è proprio lì che si capisce il meccanismo: Harvey Specter, prima di diventare il principe degli studi legali di Manhattan, era un Assistant District Attorney alle dipendenze del DA Cameron Dennis. Tutto il suo passato, i suoi rancori e i suoi metodi spregiudicati nascono lì, nell'ufficio dell'accusa. Guardatela tenendo a mente questa cosa: capirete molto meglio da dove arriva il personaggio. E sì, è anche dannatamente godibile.

Il procuratore generale (Attorney General)

Saliamo di un piano. Il procuratore generale - Attorney General (AG) - è il capitano e il direttore sportivo insieme: non gioca le singole partite di periferia, ma decide la strategia generale ed è il capo supremo dell'avvocatura pubblica.

Attenzione, però, perché qui si annida l'equivoco più grosso: di Attorney General ce ne sono di due tipi.

Attorney General federale e statale: due cariche diverse

Il primo è l'Attorney General degli Stati Uniti, quello federale. È il capo del Department of Justice (DOJ), è un ministro a tutti gli effetti (siede nel governo del Presidente) ed è il massimo responsabile della giustizia federale: dirige l'FBI, la DEA e tutte le agenzie che ho raccontato nel post sulle agenzie federali. Non viene eletto dal popolo: è nominato dal Presidente e confermato dal Senato[^L'Attorney General federale è a capo del Department of Justice, fa parte del gabinetto presidenziale ed è nominato dal Presidente con conferma del Senato. È il massimo funzionario legale del governo federale. Fonte: U.S. Department of Justice – Office of the Attorney General].

Il secondo è lo State Attorney General, il procuratore generale del singolo Stato (della California, di New York, eccetera). È il massimo avvocato dello Stato e, nella maggioranza dei casi, viene invece eletto direttamente dai cittadini[^Nella maggior parte degli Stati USA (43 su 50) lo State Attorney General è una carica elettiva. È il principale funzionario legale dello Stato e rappresenta lo Stato nelle cause. Fonte: National Association of Attorneys General – About NAAG]. È una carica spesso usata come trampolino verso la poltrona di Governatore o oltre.

La differenza con il DA, spiegata facile: il DA persegue i reati di una singola contea, l'Attorney General è il capo dell'intera struttura legale dello Stato (o della Federazione) e si occupa delle questioni grosse, di sistema, delle cause che riguardano l'ente nel suo complesso.

Il grand jury

E il terzo pilastro è proprio lui, il protagonista di questo post: il grand jury. Tornando alla metafora calcistica, non è un giocatore della squadra dell'accusa: è l'arbitro che decide se la partita si può giocare. È un gruppo di cittadini estranei, non professionisti, che ascolta solo l'accusa e dà il via libera (o, raramente, lo nega) all'incriminazione. Non fa parte dell'ufficio del procuratore, non risponde a lui. Ed è proprio questa la garanzia democratica: la decisione di accusare passa, almeno sulla carta, per le mani del popolo.

Mettiamoli a confronto, perché vedendoli affiancati la nebbia si dirada:

FiguraLivelloCome arriva alla caricaMandatoCosa fa, in due parole
District Attorney (+ ADA)Contea (statale)DA eletto; gli ADA nominati da lui~4 anni (il DA)Persegue i reati comuni, sta in aula
Attorney General (federale)FederazioneNominato dal Presidente, confermato dal SenatoDura quanto la fiducia del PresidenteMinistro della Giustizia, capo del DOJ
Attorney General (statale)StatoEletto dai cittadini (in 43 Stati)~4 anniMassimo avvocato dello Stato
Grand JuryFederale o stataleSorteggio dai registri pubbliciFino a 18 mesi (federale)Decide se incriminare (probable cause)

Federale o statale: lo stesso schema su due piani

Un ultimo nodo da sciogliere, perché senza questo i romanzi restano un rebus. Negli USA la giustizia vive su due binari paralleli: quello statale e quello federale. E ogni pilastro ha la sua versione "doppia".

Sul binario statale comanda il District Attorney eletto, che porta i reati comuni davanti a un grand jury statale (dove previsto) e poi al processo. Sul binario federale, l'equivalente del DA non si chiama District Attorney, ma U.S. Attorney (procuratore federale): ce n'è uno per ciascuno dei distretti giudiziari federali, è nominato dal Presidente e i suoi "vice" sono gli Assistant U.S. Attorney (AUSA)[^Gli U.S. Attorney sono i procuratori federali, uno per ciascun distretto giudiziario, nominati dal Presidente. Rappresentano l'accusa nei reati federali e dipendono dal Department of Justice. Fonte: U.S. Department of Justice – U.S. Attorneys]. Sopra tutti loro, all'apice della piramide federale, siede l'Attorney General ministro.

Tradotto: quando in un romanzo il caso "passa ai federali", non è solo una questione di prestigio. Cambiano le leggi applicabili, cambia il procuratore (da DA a U.S. Attorney) e spesso entra in gioco un grand jury federale con i suoi poteri investigativi mostruosi. È il momento in cui l'indagato capisce che la musica è cambiata davvero.

Grand Jury
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Nota tecnica
Non tutti gli Stati usano il grand jury per incriminare. Diversi Stati permettono al procuratore di procedere tramite un atto chiamato information, validato da un giudice in un'udienza preliminare pubblica (la preliminary hearing), dove - finalmente - anche la difesa può dire la sua. Il grand jury resta invece obbligatorio per i reati federali gravi, grazie al Quinto Emendamento. Morale: "grand jury" non è sinonimo automatico di "USA". Dipende da dove e da cosa.

Perché crea quell'attesa spasmodica nei thriller

Adesso si capisce perché Connelly e Grisham costruiscono tanta tensione attorno a quella porta chiusa. Il grand jury è il punto in cui il potere dello Stato è al massimo della sua asimmetria: l'accusa ha in mano tutto, la difesa non ha accesso a niente, lo standard è bassissimo e il segreto avvolge ogni cosa. È il regno del potere d'accusa puro, senza i contrappesi che vediamo al processo.

Narrativamente è oro colato. Il protagonista sa che, se arriva l'incriminazione, il suo cliente entra in un tritacarne da cui uscirà solo dopo mesi (o anni) di battaglie. Sa di non poter fare nulla per fermarla in quella fase. Può solo aspettare la parola dietro la porta. E quella parola, indicted oppure no bill, vale come un colpo di pistola a salve: non uccide nessuno, ma fa partire la corsa.

C'è poi il paradosso che amo di più. Un'istituzione nata per proteggere il cittadino dallo Stato - "prima di processarti, i tuoi pari devono dire che ne vale la pena" - si è trasformata, nei fatti, in uno strumento quasi interamente nelle mani dell'accusa. Il panino al prosciutto di Wachtler non è una battuta cinica fine a se stessa: è la critica più seria che si possa muovere al sistema. Eppure quel filtro, per quanto largo, resta una garanzia in più rispetto a tanti ordinamenti e ogni tanto - raramente, ma capita - un grand jury dice davvero di no e manda a casa il procuratore con un pugno di mosche.

Come in ogni buon legal thriller, insomma, la verità è più complicata della scena madre. Ma è proprio in quella complicazione che si nasconde tutto il fascino.


Conclusioni: il filtro invisibile

Il grand jury è il convitato di pietra di ogni storia giudiziaria americana: invisibile, silenzioso, decisivo. Non condanna nessuno, ma senza il suo via libera (almeno a livello federale) nessun processo grave può nemmeno iniziare. È il buttafuori che decide chi entra nella discoteca del processo, con un'asticella così bassa da far passare quasi chiunque, ma con un potere investigativo capace di smontare imperi criminali.

Accanto a lui, i due procuratori che ormai sai distinguere a colpo d'occhio: il District Attorney eletto con i suoi vice, l'attaccante che gioca le partite di tutti i giorni e l'Attorney General, il capo supremo - ministro se federale, eletto se statale - che decide la strategia. Tre pilastri, tre ruoli, un'unica squadra dell'accusa.

La prossima volta che in un romanzo di Connelly leggerai che "il caso è andato al grand jury", saprai esattamente cosa significa: porte chiuse, niente difesa, probable cause e una manciata di cittadini sorteggiati con in mano l'interruttore che fa partire tutto. Niente musica di sottofondo, purtroppo. Ma a questo, ormai, dovrei averti abituato.


Per approfondire
Se sei arrivato fin qui, ecco gli altri pezzi della mia serie sulla giustizia USA che si incastrano con questo: